Scenari futuri per il mercato del factoring: quali sono i driver in grado di accelerare o frenare la dinamica?
Anche nel 2024 il mercato italiano del factoring ha rappresentato una realtà importante nel panorama europeo e mondiale con quasi 290 miliardi di euro di turnover. Ma una riflessione si impone per il futuro, tenuto conto delle tendenze in atto. Negli ultimi 4-5 anni il CAGR (Compound Annual Growth Rate) del mercato mondiale del factoring è stato intorno al 7-8%, mentre quello italiano, per il comparto domestico, il 2,6%

Nello stesso orizzonte temporale il CAGR del factoring internazionale è stato in Italia circa l’8% e per le operazioni riconducibili al supply chain finance si parla del 7%. La componente più tradizionale del factoring (ciclo attivo, domestico) è dunque agganciata al PIL e ne segue la dinamica, contenuta in Italia, con una penetrazione significativa, circa il 14%, ma tutto sommato stabile nel tempo, mentre spazi maggiori sembrano esserci per ambiti specifici di attività, come si vedrà meglio anche più avanti. Il mercato potenziale del factoring resta comunque in Italia molto ampio. In base ai dati di Banca d’Italia le imprese non finanziarie presentano negli ultimi anni un volume di crediti commerciali pari a circa 500-700 miliardi di euro e il factoring ne copre, più o meno costantemente, solo il 10-11%.
In prospettiva quali sono i driver in grado di accelerare o frenare la dinamica del mercato del factoring? La tecnologia (digitalizzazione, mondo fintech, AI) è destinata naturalmente a svolgere un ruolo chiave nello sviluppo del business, non solo per migliorare l’efficienza operativa dei factor ma anche per migliorare le relazioni con la clientela, anche attraverso l’offerta di servizi in grado di ottimizzarne la gestione del capitale circolante. In sostanza la digitalizzazione di processi e servizi può essere il fattore abilitante che alimenta un vero e proprio ecosistema del factoring, destinato a una diffusione ampia tra imprese per le quali la buona gestione del capitale circolante è un fattore critico di successo.
L’attenzione a nuovi ambiti di intervento può essere un altro fattore di accelerazione dello sviluppo del factoring. Ho già segnalato il caso del factoring internazionale, con l’incognita naturalmente dello scenario geopolitico che tutti abbiamo in mente, e del supply chain factoring, con l’incognita delle riflessioni in atto sul trattamento contabile nei bilanci delle imprese coinvolte. Si possono aggiungere altri due fronti, certamente non nuovi ma che costituiscono ancora una sfida aperta per il settore del factoring: le piccole e medie imprese e la riconversione nella direzione del factoring delle operazioni creditizie che già oggi le banche fanno con la forma dell’anticipo su fatture, con vantaggi evidenti per il governo dei rischi e la retention del cliente.
Il fronte normativo e regolamentare può essere sia un acceleratore che un freno per il futuro del factoring. La riduzione di asimmetrie, ad esempio sul fronte delle norme che regolano la tutela dei creditori e il recupero dei crediti nei diversi Paesi, e l’uniformità contrattuale (si pensi all’importante contributo dato da Unidroit) possono essere un formidabile stimolo per la crescita del factoring, anche internazionale. L’uragano ESG, che in questo momento ha peraltro qualche elemento di mitigazione derivante dalle riflessioni in atto a livello europeo e internazionale, può stimolare la crescita del factoring, che è in grado di esercitare una “disciplina” virtuosa sui comportamenti dei creditori e dei debitori nelle catene di fornitura.
Da un altro punto di vista, purtroppo prevalente in questo momento, a livello europeo la regolamentazione prudenziale di banche e intermediari finanziari, attraverso una distorta applicazione della nuova DoD, rischia di limitare i benefici che il factoring comporta per le imprese che vi fanno ricorso, producendo razionamento del credito e pricing meno convenienti. E il nuovo regolamento sui ritardi di pagamento dei crediti commerciali, se non verrà modificato rispetto alle proposte iniziali, sarà un ulteriore elemento di freno del mercato, in quanto amplificatore degli effetti della nuova DoD, sempre a danno della clientela finale. È curioso rilevare come ciò contrasti con le intenzioni deli supervisori nazionali, che segnalano l’esigenza di una semplificazione delle norme, che deve evitare anche la “proliferation of additional regulatory projects”, come rilevato di recente dai Governatori delle banche centrali di Italia, Francia, Spagna e Germania in una lettera alla nuova Commissaria europea per i servizi finanziari e l’Unione dei risparmi e degli investimenti.
Infine, un ostacolo da non trascurare è costituito dall’inadeguato livello di cultura finanziaria delle imprese nel nostro paese, specie di quelle piccole e medie che saranno in futuro un target importante per il factoring. La scarsa conoscenza del factoring e, più in generale, dei corretti criteri per la gestione del capitale circolante fa spesso percepire, per chi non è cliente, la complessità e l’onerosità del factoring e accresce la diffidenza verso questo servizio. I clienti che hanno già sperimentato il factoring, come testimonia una recente indagine sul campo promossa da Assifact in collaborazione con KPMG, sono invece sempre più consapevoli delle caratteristiche e dell’utilità dello strumento, di cui apprezzano le peculiarità rispetto ai prodotti bancari tradizionali.
E dunque per il futuro cosa dobbiamo attenderci? Utilizzando le numerose fonti reperibili grazie a diverse piattaforme di intelligenza artificiale, ho provato a proiettare il mercato del factoring nel 2030. Naturalmente, in un contesto come quello attuale così incerto e, per certi versi dagli sviluppi davvero imprevedibili, fare previsioni può sembrare un esercizio privo di senso, ma in realtà è vero il contrario. Scenari incerti e, a volte inverosimili, prospettano proprio l’esigenza di fare previsioni, non per indovinare il futuro ma per allenarsi continuamente ai diversi futuri possibili.
Ecco il risultato. Il CAGR del turnover del mercato mondiale del factoring da qui al 2030 è atteso intorno al 6-10%, portando quindi i volumi dall’attuale livello di circa 4.000 miliardi di dollari a 6-8.000 miliardi nel 2030. India e Cina cresceranno, nel medesimo orizzonte temporale, con un CAGR di circa il 13-14%, sostenute da iniziative governative (Make in India, Digital India) e dall’espansione delle infrastrutture digitali. In India, in particolare, il 40% delle startup utilizza già servizi di factoring per gestire cicli di pagamento prolungati. In Giappone, l’adozione di AI nel processo di underwriting spingerà il CAGR al 13,1%, ottimizzando la valutazione del rischio e riducendo i tempi di approvazione. In Europa e Nord America, la crescita sarà moderata ma stabile. Il Regno Unito, con un CAGR del 7,2%, vedrà un aumento della domanda da parte di microimprese, mentre gli Stati Uniti (CAGR 9,6%) punteranno su soluzioni ibride che combinano factoring tradizionale con piattaforme cloud-based.
In sostanza la domanda sarà sempre più sensibile alle caratteristiche distintive del factoring (non solo finanza ma anche gestione dei crediti e mitigazione dei rischi connessi al comportamento dei debitori) ma richiederà un approccio sempre più digitale e soprattutto coerente con relazioni privilegiate con gli attori del ciclo attivo e passivo del capitale circolante.
Iniziative come il Piano d’Azione per l’Economia Digitale nell’UE e i fondi per l’innovazione nel Sudest Asiatico stimoleranno la domanda di factoring. La volatilità dei mercati energetici e le tensioni geopolitiche spingeranno le aziende verso soluzioni di finanziamento non tradizionali. Il factoring, essendo legato alle vendite effettive e non agli asset patrimoniali, offrirà una protezione contro l’illiquidità durante le recessioni. Ospedali e fornitori di dispositivi medici utilizzeranno il factoring per gestire i ritardi nei pagamenti, mentre le aziende energetiche lo impiegheranno per finanziare progetti a lungo termine con garanzie basate su contratti governativi. Il settore trasporti e logistica rappresenterà il 25% del mercato globale del factoring entro il 2030, con società che fatturano oltre 1.200 miliardi di USD all’anno. La necessità di finanziare flotte e magazzini in contesti Just-In-Time guiderà questa tendenza.
Iniziative come il Piano d’Azione per l’Economia Digitale nell’UE e i fondi per l’innovazione nel Sudest Asiatico stimoleranno la domanda di factoring. La volatilità dei mercati energetici e le tensioni geopolitiche spingeranno le aziende verso soluzioni di finanziamento non tradizionali. Il factoring, essendo legato alle vendite effettive e non agli asset patrimoniali, offrirà una protezione contro l’illiquidità durante le recessioni. Ospedali e fornitori di dispositivi medici utilizzeranno il factoring per gestire i ritardi nei pagamenti, mentre le aziende energetiche lo impiegheranno per finanziare progetti a lungo termine con garanzie basate su contratti governativi. Il settore trasporti e logistica rappresenterà il 25% del mercato globale del factoring entro il 2030, con società che fatturano oltre 1.200 miliardi di USD all’anno. La necessità di finanziare flotte e magazzini in contesti Just-In-Time guiderà questa tendenza.
L’armonizzazione delle leggi sul factoring transfrontaliero rimane una sfida, con divergenze nelle normative su diritti di cessione e tassazione. Tuttavia, organismi come l’UNCITRAL stanno sviluppando framework unificati per ridurre i conflitti giuridici. Per i regolatori e i policy maker, la sfida principale sarà definire un quadro normativo che promuova l’innovazione nel factoring garantendo al contempo stabilità, adeguati standard di sicurezza, e protezione della clientela e degli investitori. La collaborazione internazionale sarà essenziale per evitare frammentazioni normative che potrebbero ostacolare lo sviluppo di soluzioni di factoring transfrontaliere.
Giudicare l’insieme di queste previsioni attendibile non è allo stato possibile e forse neppure utile. Esse però ci danno un quadro ampio e variegato di come fonti molto diverse tra loro, anche per grado di significatività, “vedono oggi” il mercato del factoring tra qualche anno, e possono alimentare le nostre riflessioni sul futuro del factoring, che potrebbe in effetti posizionarsi come un pilastro della finanza aziendale globale, con un mix unico di innovazione tecnologica, adattabilità settoriale e sostegno alle economie in transizione. La capacità degli operatori di bilanciare automazione e personalizzazione determinerà il successo in un mercato, che sarà in ogni caso sempre più competitivo e interconnesso.